Intervista a Chiara Barberis, autrice di ‘Una piccola cosa’

‘Una piccola cosa’  è il romanzo di Chiara Barberis edito da Europa Edizioni.

Il romanzo racconta l’amore ai tempi del Covid. Un amore nato da lontano, attraverso quella chat che ha rappresentato un’ancora di salvezza per i giovani durante la pandemia.

 In chat, senza potersi incontrare, viene piantato il seme dell’affetto, della dolcezza, della passione, che germoglia momento dopo momento, giorno dopo giorno.

Fino a diventare un amore fortissimo che incontrerà diversi ostacoli, come spesso accade ai grandi amori …

Con sensibilità Chiara Barberis ci accompagna in un viaggio attraverso l’amore, l’attesa e la speranza dei trentenni di oggi, una generazione non più acerba ma neanche del tutto matura.

Noi di Europa Edizioni abbiamo intervistato l’autrice per conoscere meglio lei e le motivazioni che l’hanno spinta a condividere le sue idee e i suoi pensieri con il pubblico. Per noi e per i lettori è interessante capire quale significato abbia per lei la scrittura e quali retroscena siano legati alla pubblicazione del suo romanzo.

Di seguito riportiamo l’intervista a Chiara Barberis.

Come ha scelto il titolo del romanzo?

La famosa “filosofia delle piccole cose” mi è sempre stata cara. Sono sicura che il senso della nostra vita sia racchiuso proprio nelle semplicità quotidiane, nelle “cose” che tutti i giorni abbiamo sotto gli occhi, ma che non siamo sempre in grado di vedere. Presi da mille impegni, dalla frenesia, dal lavoro, dalla stanchezza, non ci soffermiamo sull’essenziale da cui deriva la vera felicità, pensiamo sia sempre altro, sia sempre lontana, sia chissà che: un gesto gentile inaspettato, un sorriso a uno sconosciuto, un fiore che sboccia nel cemento, la risata di un bambino, l’abbraccio di un amico. E poi l’amore. Non ho mai avuto dubbi sul titolo e mi piace l’idea che, in relazione alla storia raccontata, possa prestarsi a più di una interpretazione, ma in merito lascio la palla ai lettori, voglio che siano liberi di leggerlo come meglio sentono. So solo che spesso quando mi è stato chiesto: “Qual è il titolo?” e io ho risposto: “Una piccola cosa”, ho visto molti sorrisi nascere sui volti. E questo è quello che volevo. Un titolo che stimolasse l’immaginazione di ogni cuore.

Quanto c’è di lei nel libro?

Ogni volta che scrivo, verso inevitabilmente me stessa nelle pagine bianche. Cuore e anima. Non so parlare o descrivere ciò che non conosco. E così è stato anche stavolta. Nel libro c’è molto del mio modo di vedere le cose del mondo, attraverso lo sguardo di Bianca e Alessandro, attraverso la loro storia. Quando cammino, quando sono in giro, osservo, ascolto storie, spio, “rubo” pezzi di vita, li faccio miei. È la gente reale intorno a me la vera musa per la mia scrittura. Le persone sanno essere poeticissime e non lo sanno. Per quanto non sia la mia personale storia, ho avuto molto a che fare con il tipo di dolore che descrivo e ho fatto in modo che praticamente chiunque potesse immedesimarsi e vivere emozioni o rivedersi in una certa situazione o anche soltanto in un paio di frasi o in una battuta. È esattamente il tipo di libro che avrei voluto leggere tanto tempo fa.    

Quando ha maturato l’idea di scrivere il suo romanzo?

Ecco la solita frase fatta: “È sempre stato il mio sogno scrivere un romanzo”. È proprio così! Scrivo da sempre. Tutto. Per non soccombere al peso delle emozioni, travaso il cuore su carta. Però, il passaggio dallo scrivere per me stessa al pubblicare un romanzo VERO non è stato facile. Avevo paura che darlo “in pasto al mondo” potesse espormi al pericolo, ma questo salto nel vuoto lo rifarei altre cento volte. E lo consiglio a chi tiene nel cassetto i propri fogli. Ho divagato sulla domanda: il libro è iniziato a dicembre 2019: un sabato pomeriggio è nata Bianca con i suoi casini. Poi, presa dalla vita, l’ho lasciata là. Bloccata. Scrivevo e cancellavo trame! Nessuna mi convinceva. Nessuna sarebbe stata utile ad un lettore immaginario. Poi la pandemia, per mesi abbiamo comunicato esclusivamente tramite supporti tecnologici. Ho sentito intorno a me storie assurde, nate così, come è stato per i miei protagonisti. E come per magia ho ripreso a scrivere. Così è nata la seconda parte, quella delle chat, per l’appunto. Fino all’estate 2020. Mi mancava il “gran finale”. Volevo portare via il lettore. Ma l’estate è troppo allegra per le riflessioni e, infatti, in autunno ho partorito l’ultima parte. Quella del “dove vuole andare a parare”. Per provare a salvare le tante, troppe persone vittime dell’amore tossico.  

C’è un libro al quale è particolarmente legata e che le ha insegnato qualcosa?

Da inguaribile romantica, mi piacciono i libri che quando li finisco, mi sento come se avessi perso un amico, ne sento la nostalgia. Quei libri che non vedi l’ora di tornare a casa, per continuare a leggerli. E nella vita ne ho incontrati tanti. Sono stata fortunata. In particolare, amo “Novecento” di Alessandro Baricco, letto e riletto, perché mi ha insegnato che se credi in qualcosa – ma ci credi veramente – non devi mai, mai mollare. Che se ami, devi provare ad andare fino in fondo. E non è mai sbagliato. Se hai un sogno, lo devi inseguire e non importa se non lo realizzerai mai, perché l’importante è sentirsi vivi, emozionarsi, far volare l’anima. Io, per esempio, credo nel mare e nel fatto che nasconda tutte le risposte, basta imparare ad ascoltarlo. È magicissimo (si può dire?). E poi c’è “Se una notte d’inverno un viaggiatore” di Italo Calvino: un viaggio letterario potentissimo su possibilità e impossibilità. Un gioco serissimo.

Ha già un nuovo libro in cantiere dopo ‘Una piccola cosa’? Pensa di scegliere sempre Europa Edizioni come editore?

Con Europa Edizioni mi sono trovata bene, è stata una collaborazione formativa, anche perché sapevo poco o nulla del mondo dell’editoria. Durante tutto il percorso di pubblicazione – marzo/luglio 2021 – c’è stato un contatto continuo, un costruttivo confronto reciproco. E soprattutto mi ha salvata, prendendomi “per i capelli”, in un momento in cui le speranze di realizzare questo sogno stavano venendo decisamente meno. In un momento in cui credevo in tutti, meno che in me stessa, ero smarrita, apatica, mi sembrava di non avere più obiettivi, di non contare nulla, di non farcela. Non mi andava più. Ci sono periodi in cui non ci sentiamo compresi, in cui ci sentiamo soli e fragili. Non abbiamo energie. Siamo grigi, spenti. Sapete, cose umanissime. Cose che tutti noi sentiamo, insomma. Quelle famose cose che “nella vita capitano”, che ci cambiano e ci fortificano e nemmeno ce ne rendiamo conto. Ho un nuovo libro in cantiere? Sì. Ma questa è un’altra storia.

Noi di Europa Edizioni ringraziamo ancora Chiara Barberis per averci dedicato il suo tempo e aver risposto con disponibilità alle nostre domande. Per noi è stato un vero piacere camminare al suo fianco lungo il cammino editoriale che ha condotto alla pubblicazione del suo manoscritto ‘Una piccola cosa’ e le auguriamo di ricevere il riscontro che desidera da parte dei lettori, per questo e per i successivi lavori.

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