Intervista a Francesco Ferrari, autore di ‘Laelius’

‘Laelius’ è il libro di Francesco Ferrari edito da Europa Edizioni.

Il romanzo è ambientato nel 1936, in pieno periodo fascista, ed è incentrato sulle vicende di un gruppo di ragazzi della borghesia apuana. I loro ideali si infrangono all’improvviso contro le leggi razziali e si aggrapperanno l’uno all’altro, alla loro profonda amicizia, per rimanere ‘umani’. Umani quando tutto si sgretola insieme all’illusoria utopia del fascismo.

Noi di Europa Edizioni abbiamo intervistato l’autore per comprendere le motivazioni che lo hanno portato alla scrittura del suo libro. Per noi e per i lettori, infatti, è interessante avvicinarci al mondo dell’autore e scoprire qualcosa in più su di lui e sui retroscena legati alla creazione del libro.

Riportiamo di seguito l’intervista a Francesco Ferrari.

Come ha scelto il titolo del suo libro?

Trattando di un gruppo di ragazzi appena diplomati ad un liceo classico è stato facile e consequenziale rovistare nei miei ricordi del Liceo Carducci di Milano che ho frequentato, purtroppo tanto tempo fa, per cercare e trovare il titolo di un’opera classica che si “intonasse” più che con il racconto con l’animo dei miei personaggi e l’amicizia, che è anche il sottotitolo ciceroniano, ne era il naturale esempio.

Tra l’altro una delle presentazioni del mio libro la vorrei fare  proprio nell’aula magna di quel grigio edificio che ho frequentato nei burrascosi anni ’60 come doveroso tributo ad un’istituzione che se non altro mi ha insegnato a “pensare” oltre che, spero, almeno a scrivere in buon italiano. Mi auguro di essere facilitato in questa scelta dal fatto di essere stato l’ultimo direttore del “Mister Giosuè” il giornalino interno che a quei tempi, erano gli stessi della più famosa “Zanzara”, veniva pubblicato.  Una riconoscenza, la mia, comunque dimostrata iscrivendo anche mia figlia Federica a quella stessa scuola senza dover citare il fatto che per questo lei mi ha maledetto ogni mattina per cinque anni arrivando però a confessarmi più tardi che se non avesse fatto il classico un certo esame universitario ad Ingegneria non l’avrebbe mai superato.

La scelta di un titolo, come quello della copertina, sono comunque molto importanti perché il libro è in fondo molto prosaicamente un oggetto “da banco” e deve quindi riuscire ad affascinare, operazione difficilissima, prima ancora di aver letto la prima parola.

Quanto c’è di lei nel romanzo?

In tutti i miei romanzi imperniati sulla memoria vista non come un mausoleo bensì come un’attività c’è naturalmente anche la mia di memoria come atteggiamenti, comportamenti, riti ma anche speranze ovvero illusioni. Dopo tre racconti sempre resistenziali ho voluto scriverne uno proprio per i giovani che hanno un naturale desiderio di “epica” in una società che invece brucia tutto nelle apparenze più che nelle sostanze: i grandi ideali sono stati loro trafugati ed io ho cercato allora di darne almeno ancora uno senza tempo: l’amicizia appunto. Purtroppo i nostri giovani sono ignoranti, cioè semplicemente ignorano, della Storia anche se in fondo è quella non così lontana dei loro nonni. I vari personaggi poi potrebbero anche assomigliare in qualcosa ai giovani che frequentano giornalmente la mia casa ma in particolare nell’ultima riga c’è proprio…. mia figlia.

Comunque devo ammettere di essere anche molto fortunato perché ho ancora con me mia madre, oramai quasi centenaria, che rimane una vera testimone oculare di quei momenti e di quegli eventi e mi ha potuto quindi trasmettere  non soltanto delle notizie ma anche delle sensazioni, delle emozioni reali.

Cosa le piacerebbe sentirsi dire dai suoi lettori?

Che non hanno usato “Laelius” al posto della …Valeriana ma che anzi hanno fatto le ore piccole per la curiosità di vedere che cosa avveniva in Apuania tra il 1936 ed il 1945 e poi, ma questo sarebbe veramente troppo, che sono andati a rileggersi il manuale di Storia, magari il Camera-Fabietti, un testo redatto da due professori del mio liceo che erano presenti in classe quando io studiavo. Erano davvero dei bravissimi maestri, anche di vita, in un periodo che è stato invece sottolineato per la presenza di troppi “cattivi maestri”.

Ha delle abitudini particolari quando scrive?

Impiego normalmente un anno a completare un romanzo, prima studio ambientazione ed eventi in cui inserire l’idea che ho in testa e poi scrivo le prime bozze, ancora con la penna su fogli di carta e solo successivamente le riporto a computer correggendo, correggendo, correggendo: questa operazione è l’unica cosa veramente gradita dell’odierna tecnologia perché facilita l’operazione. Poi faccio leggere parti del romanzo a degli amici che, poveracci, mi preferivano però quando scrivevo libri …. di barzellette.

Ha già un nuovo libro in cantiere dopo ‘Laelius’? Pensa di scegliere sempre Europa Edizioni come editore?

Quegli  stessi amici, che sono come dicevo i primi lettori critici delle bozze dei miei romanzi, sono decisamente arcistufi dei … Tedeschi cattivi, per cui ho giocoforza dovuto cercare qualche idea nuova, ad esempio ho trovato una bellissima vicenda che riguarda l’unica “signora” di Milano: Isabella Fieschi sposa di Luchino Visconti, non il famoso regista ma il signore di Milano nel ‘400,  protagonista di un viaggio “favoloso” sino a Venezia; devo però studiarmi bene quel periodo anche se c’è chi mi invita insistentemente a lasciar perdere invece la Storia impegnandomi di più verso azioni e personaggi contemporanei: vedremo.

I miei primi romanzi erano stati pubblicati da un amico, bravissimo editore di libri d’arte, ma ho voluto cambiare per cercare di raggiungere un pubblico più vasto. Alla mia età non mi importa tanto “vendere”, l’editore so che non sarà d’accordo, quanto solamente che il mio libro venga letto: alla fine però finisce ad essere la stessa cosa per cui se risulteremo entrambi soddisfatti questa nuova collaborazione continuerà felicemente. Per ora devo constatare una professionalità notevole in tutte le persone che hanno seguito il mio lavoro: dovrei dire oramai … degli amici.

Noi di Europa Edizioni ringraziamo ancora l’autore Francesco Ferrari per averci dedicato il suo tempo ed essersi prestato a rispondere alle nostre domande. Per noi è stato un piacere camminare al suo fianco lungo il percorso editoriale indirizzato alla pubblicazione del suo manoscritto ‘Laelius’. Gli auguriamo di ottenere il riscontro che desidera per questo libro e la giusta ispirazione per le future opere.

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