Intervista a Vincenza Lorusso, autrice di ‘Le radici nell’acqua’

‘Le radici nell’acqua’ è il libro di Vincenza Lorusso edito da Europa Edizioni.

Vincenza è stata una giovane sognatrice che ha abbracciato i suoi sogni, li ha presi per mano e li ha trasformati in realtà. Un realtà fatta di viaggi in terre lontane per portare soccorso ai poveri della Terra. Viaggi che Vincenza racconta nel suo libro, in cui ripercorre la sua storia partendo dall’inizio della sua carriera, da semplice studentessa idealista, a medico attivo nei Paesi in via di Sviluppo. Attraverso emozioni, amori, sofferenza e fallimenti, la nostra autrice confeziona il ritratto di una donna  donna forte e fragile, sempre straordinariamente umana, indiscutibilmente unica.

Noi di Europa Edizioni abbiamo intervistato Vincenza Lorusso per scoprire qualcosa in più su di lei e sulle motivazioni che l’hanno spinta a condividere i suoi pensieri con il pubblico. Per soddisfare la nostra e la vostra curiosità le abbiamo posto alcune domande indirizzate a conoscere i retroscena, le aspirazioni e le intenzioni sottostanti la scrittura del libro.

Di seguito riportiamo l’intervista a Vincenza Lorusso.

Quale significato ha per lei il titolo del libro?

Il titolo del libro (così come la copertina) riassume l’essenza della mia vita: una donna forte e solida come un albero secolare, le cui radici però, anziché essere radicate nella terra ferma, fluttuano nell’acqua, ad indicare una sorta di instabilità, di inquietudine e smarrimento che spesso hanno segnato la mia esistenza alla ricerca continua, attraverso un infinito girovagare per il mondo, di un posto in cui radicarmi. “un centro di gravità permanente”, come cantava Battiato.

Fin da piccola, sentivo di non appartenere al paese natio e di voler spiccare il volo verso altre terre, ma lasciare a 18 anni la mia famiglia e la città di origine temo abbia spezzato quelle radici che forse poi non sono più riuscita a trovare, pagandone inevitabilmente le conseguenze.

Cosa prova ogni volta che arriva in una nuova Terra?

Ogni nuova terra rappresenta per me un’affascinante scoperta che mi meraviglia e appassiona: dalla lingua alla musica, dalla storia ai costumi. Mi intriga il contesto sanitario in cui mi ritroverò a lavorare. Quando mi propongono un progetto, tendo a scegliere sempre un Paese sconosciuto, dove non sono mai stata prima, perché amo il nuovo, l’inesplorato; la natura sempre meravigliosa e diversa, gli odori, le danze. Mi affascina soprattutto la gente, il suo modo di pensare e di agire, la gestualità: in Tanzania salutano inchinandosi leggermente, sempre con rispetto dell’altro, chiunque lui sia. E, quando offrono o ricevono qualcosa, uniscono sempre entrambe le mani: a voler rendere totale e generoso il gesto del dare e del ricevere, tanto per fare alcuni esempi.

Ogni volta è come avventurarsi in un nuovo mondo, in realtà inimmaginabili che resterebbero a me sconosciute se non viaggiassi per lavoro. La fortuna di ritrovarsi in una nuova terra per motivi professionali e non per turismo è legata proprio alla possibilità di immergersi profondamente nel paese, conoscerne l’anima, rapportarsi con le persone, poter abbracciare i bambini e soprattutto trattare i malati, rapportarsi con i medici e gli infermieri locali che finiscono col diventare parte di me, amici che poi rimangono nella mia storia di vita di medico e persona. Nel tempo, i colleghi di lavoro sono stati e rimasti i miei migliori amici.

Come mai ha deciso di scrivere questo libro?

Avevo in serbo da tempo l’idea di un libro. Me lo suggerivano spesso gli amici quando raccontavo loro dei contesti in cui mi ero ritrovata a vivere e soprattutto delle realtà, a volte estreme, che avevo sperimentato. Insistevano quando descrivevo la sconvolgente ed inimmaginabile povertà che avevo visto, la bellezza di una notte di luna piena nei villaggi africani, la gioia della musica, della danza e dei carnevali in Brasile, nonché le fantozziane situazioni in cui mi cacciavo e dalle quali ne uscivo miracolosamente.

A me è sempre piaciuto scrivere. Ho decine e decine di diari cominciati a scrivere all’età di 13 anni. Una scrittura minuscola ed introspettiva attraverso la quale ho descritto per me stessa le mie percezioni, i sentimenti, senza mai la pretesa di avere un pubblico lettore. Vagamente tra i miei pensieri si insinuava l’idea di un libro Magari un giorno, quando avrei smesso di lavorare perché non più in grado di fare il medico… Quasi un vago sogno nel cassetto, senza particolari pretese….

L’anno scorso ho vissuto un periodo difficile, affondando in un malessere esistenziale da cui faticavo ad uscire. E mentre per i miei amici rimanevo sempre l’eroina che aveva speso la sua vita di medico tra Africa e America Latina, io mi sentivo un fallimento totale. Ed è stato anche questo che mi ha spinta a raccontarmi: il desiderio di sfatare il mito della “wonder woman” e vestire i panni di una donna qualsiasi con i suoi difetti e i suoi pregi, i fallimenti e le sconfitte. Soprattutto i fallimenti che nella loro varietà ci accomunano. O accomunano le donne che cadono e poi si rialzano.

Cosa le piacerebbe sentirsi dire dai lettori?

Vorrei che i lettori mi accettassero per come sono e sono stata. Vorrei che si sentissero vicini a me, perché io mi sento vicina a loro. Vorrei che tra loro e me si creasse una rete di reciproca comprensione e solidarietà. Che si ispirassero a me per lo straordinario percorso professionale che sono riuscita ad intraprendere, evitando magari le confusioni affettive in cui mi sono spesso impelagata.

Mi piacerebbe che perdonassero eventuali pecche di scrittura: qualche errore di digitazione, qualche ripetizione o aggettivo di troppo, concentrandosi sulla storia raccontata.

Vorrei avere i lettori dalla mia parte. Vorrei che non mi giudicassero e mi volessero bene, oltre ad aiutarmi a divulgare il libro tra amici, parenti e conoscenti.

Ha già un nuovo libro in cantiere dopo ‘Le radici nell’acqua’? Pensa di scegliere sempre Europa Edizioni come editore?

No, per il momento non ho nessun nuovo libro in cantiere. Non sono e non mi sento una scrittrice: se una rondine non fa primavere, un libro non fa una scrittrice! Sinceramente, credo che la mia essenza sia e sia sempre stata quella del medico. Amo dedicare tutto il mio tempo alla medicina e dubito di avere ispirazione per altri libri.

Avevo voglia di raccontare e condividere con i lettori la mia storia di vita, nel bene e nel male. Dubito di avere creatività ed inventiva per libri di altro genere. Al massimo, potrei di ogni capitolo de “Le radici nell’acqua” farne un libro, dato che si è imposta la necessità di sintesi per poter raccontare più di 50 anni di vita in duecento pagine, ma non ci ho ancora pensato. Per adesso vivo la bellezza di questa prima (ed ultima?) esperienza da autrice della mia biografia che spero, diventi un bel film.

Sceglierei sempre Europa Edizioni come editore? Sì, certo, sebbene migliorerei alcuno aspetti contrattuali che, a mio parere, potrebbero rendere più fluida e produttiva la collaborazione.

Noi di Europa Edizioni ringraziamo ancora Vincenza Lorusso per averci dedicato il suo tempo e aver riposto con aperta disponibilità alle nostre domande. Per noi è stato un piacere accompagnarla nel percorso editoriale che ha portato alla pubblicazione del suo romanzo, e le auguriamo di ottenere dai lettori il riscontro che desidera.

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