Intervista ad Allegra Maremani, autrice de ‘Il peso di una storia negata’

‘Il peso di una storia negata’ è il libro di Allegra Maremani edito da Europa Edizioni.

Il romanzo racconta la storia di una rinascita che parte, come spesso accade, da una ferita. Una ferita grande, ancora aperta e sanguinante, che ha bisogno di nuova linfa vitale per essere chiusa …..

Irene, la protagonista del romanzo, si muove portando dentro di sé la dolorosa consapevolezza di un forte dolore che potrà essere trasformato in qualcosa di positivo da cui rinascere. Basta trovare in sé la capacità di accettare le proprie fragilità. Da qui sarà più facile ripartire. Sarà possibile.

Nelle parole della stessa autrice: “La mente umana ha necessità di prendere le distanze da ciò che è fatica, da ciò che è un peso”. Riuscire a “non punirsi significa saper accogliere i limiti propri e degli altri, le proprie ed altrui fragilità e vulnerabilità; significa essere indulgenti e benevoli con se stessi e con gli altri.” E così si può andare avanti.

Noi di Europa Edizioni abbiamo intervistato l’autrice per capire le motivazioni che l’hanno portata a scrivere il suo romanzo e a condividerlo con i lettori. Per loro e per noi è interessante entrare nel suo mondo e scoprire i retroscena del libro. Per questo abbiamo rivolto delle domande all’autrice,e dalle sue risposte abbiamo compreso ancora meglio il messaggio contenuto nel suo romanzo.

Riportiamo di seguito l’intervista ad Allegra Maremani su ‘Il peso di una storia negata’.

Come ha scelto il titolo del suo libro?

Ringrazio molto per questa domanda perché devo dire che “Il peso di una storia negata” è un titolo impegnativo. Era un titolo provvisorio ma, come spesso accade, la provvisorietà diventa definitiva. Confidavo in un suggerimento da parte di chi aveva recensito il libro ma così, è evidente, non è stato.  Il titolo non è stato messo in discussione e ad opera compiuta e stampata mi sono interrogata mettendomi dalla parte del lettore: “Se trovassi in libreria un libro con questo titolo lo leggerei?” Mi sono risposta: “Forse no”. Perché? Perché oggi più che mai sentiamo il bisogno di leggerezza; perché questo ultimo anno e mezzo fatto di distanziamento sociale, di privazioni, di tante sofferenze umane è stato molto faticoso, è stato pesante. La mente umana ha necessità di prendere le distanze da ciò che è fatica, da ciò che è un peso. Ma a posteriori quel titolo è il migliore che avessi potuto immaginare per la storia di Irene. Due parole: Peso e Storia e un aggettivo: Negata sintetizzano cos’è stata per Irene la sua unica storia d’amore. Lì dentro troviamo quello che possiamo diventare quando un amore viene vissuto e si esaurisce nella segretezza.    

C’è una componente autobiografica nel romanzo?

Se dicessi di no non sarebbe vero. Ma non perché il romanzo racconti una mia storia o una storia di cui sono venuta a conoscenza ma perché penso che in ogni romanzo pur di personaggi inventati e storie inventate ci sia sempre in parte il pensiero di chi scrive, il suo modo di guardare e filtrare il mondo e la vita degli altri esseri umani, ci siano le sue emozioni e quelle degli altri messe insieme. Penso che in ogni romanzo si racconti la vita di ogni essere umano, perché la vita di ciascuno è un romanzo. E per questo penso che in ogni romanzo troviamo sempre una parte di noi, una parte che siamo o vorremmo essere. E’ grazie a quel ritrovarsi che un romanzo ci piace; nell’avere avuto la possibilità di specchiarsi nei pensieri, nei modi di agire, nelle parole scritte o del protagonista o di uno dei personaggi. Quando scriviamo non possiamo che attingere con fantasia alla ricchezza intima e riservata del nostro io derivata dall’aver osservato, ascoltato, immaginato la vita delle persone che abbiamo incontrano per strada, in treno, nella nostra quotidianità, nel nostro lavoro, attingendo da esistenze che ci hanno sfiorato, emozionato, incuriosito. Potrebbe chiedermi se i personaggi del libro siano realmente esistiti…le dico che sorrido sempre quando leggo all’inizio di un libro o vedo al termine di un film alla televisione o di un cinema: ogni riferimento a fatti realmente accaduti o persone realmente esistite è puramente casuale. Perché per tutta la fantasia che ci si mette ad inventare persone e fatti per scrivere un romanzo o per girare un film è sempre dalle storie umane di ogni giorno che si prendono spunti.

Cosa significa saper perdonare se stessi e gli altri?

Significa saper accogliere i limiti propri e degli altri, le proprie ed altrui fragilità e vulnerabilità; significa essere indulgenti e benevoli con se stessi e con gli altri. Significa non punirsi e non sentirsi in colpa. Significa lasciare un posto nel cuore per i sentimenti buoni per se stessi e per gli altri, non lasciarsi travolgere e inaridire dal male. Significa voler bene anche alla nostra parte che fallisce, alla parte non perfetta che siamo e da cui non possiamo prescindere in quanto esseri umani.

Cosa le piacerebbe sentirsi dire dai lettori?

Che si sono emozionati, che si sono lasciati coinvolgere da questa storia, che hanno compreso la complessità e la profondità dei personaggi. Che si sono ritrovati in uno di loro e che gli abbiano voluto bene. E che quel libro ha fatto loro buona compagnia per un paio di sere.

Ha già un nuovo libro nel cassetto dopo ‘Il peso di una storia negata’?

Non ancora. Cullo il sogno di poter raccontare tante storie; la storia di una famiglia, di un padre, di figli, di nipoti, di adolescenti in difficoltà. Mi piacerebbe raccontare storie che parlano con sincerità di sentimenti. Quelli che ci rendono umani e ci fanno pensare che la vita ha un suo valore. Comunque e nonostante tutto.

Noi di Europa Edizioni ringraziamo ancora Allegra Maremani per essersi prestata con disponibilità a rispondere alle nostre domande e averci dedicato il suo tempo. Per noi è stato un piacere accompagnarla nel percorso editoriale che ha condotto alla pubblicazione del suo manoscritto e le auguriamo il meglio per ‘Il peso di una storia negata’ e per i lavori successivi.

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