Intervista ad Antonella Capano, autrice di Circumvesuviana

‘Circumvesuviana’ è il libro di Antonella Capano edito da Edizioni Europa.

La protagonista del romanzo di trova a ripartire da zero dopo aver lasciato un lavoro poco gratificante e la sua città. In un nuovo posto può ritrovare, e riscoprire, una creatività e una spontaneità fino ad allora soffocate.

Noi di Europa Edizioni abbiamo intervistato l’autore per scoprire qualcosa in più sui retroscena del libro e sulle motivazioni che l’hanno spinto a scriverlo.

Di seguito l’intervista ad Antonella Capano su ‘Circumvesuviana’.

E’ sempre possibile il riscatto personale dopo la sofferenza?

Riscattarsi non è sempre possibile, perché, come dice l’etimologia stessa del termine, è un “riprendersi” qualcosa di cui si è stati privati. È dunque una reazione, che, come tutte le reazioni, presuppone una sollecitazione interiore, una forza di volontà che spinga a riconquistare qualcosa che si è perduto. Riscattarsi è molto difficile, perché implica, prima di tutto, un’emancipazione intima dalle proprie paure, dai dubbi, dalle convinzioni in cui ci si trova a essere impigliati. Spesso le condizioni ambientali, sociali, umane, soprattutto quando sono intrise di ingiustizia, proiettano davanti a chi le vive una sola verità distorta, in cui è difficile vedere chiaro, da cui è difficile affrancarsi. Riscattarsi è, dunque, prima una questione psicologica, è decidere di guardare oltre il contesto, cercare se stessi oltre le convenienze e le convinzioni, trovare una nuova chiave di lettura. Purtroppo non sempre si hanno le risorse, la volontà o gli stimoli per andare verso questa presa di coscienza, che, però, è l’unica via per trovare la forza di scavalcare il muro di qualunque prigione.

Cosa significa impegnarsi per aiutare il prossimo?

Aiutare il prossimo significa innanzitutto immedesimarsi nel prossimo, riconoscere se stessi nell’altro come parte della stessa umanità. È il concetto di humanitas su cui si fondavano le grandi utopie filosofiche e politiche del mondo antico. Nel momento in cui l’altro diventa “io”, non si può non “simpatizzare” con lui, nel senso greco di “soffrire insieme a lui”. E allora risulterà impossibile restare indifferenti di fronte al patimento altrui, all’abuso, all’ingiustizia. Spesso si pensa che l’impegno a favore del prossimo corrisponda ad atti evidenti, come la partecipazione a manifestazioni, scioperi o iniziative di volontariato, che sicuramente hanno una nobiltà intrinseca e indiscussa. Io penso però che l’attenzione per l’altro debba essere uno stile di vita, una disposizione quotidiana, che attraversa tutte le nostre azioni. Aiutiamo quando ascoltiamo chi è in difficoltà, quando decidiamo di non abbassare lo sguardo di fronte al male, quando ci esponiamo e non scegliamo l’omertà. Aiutare il prossimo è testimoniare. Testimoniare in ogni momento che ci siamo, che non siamo indifferenti, che siamo dalla parte di chi soffre, che ci schieriamo con la giustizia.

Quando è nata la sua passione per la scrittura?

Ricordo distintamente il primo momento in cui scoprii l’esperienza della scrittura. Avevo tredici anni ed era appena mancato improvvisamente mio nonno paterno, una figura per me molto importante, un vero punto di riferimento durante la mia infanzia. In quel momento, quasi come per un riflesso spontaneo e involontario, mi trovai a scrivere una poesia, per immortalare il significato che la sua vita aveva avuto nella mia, per spiegare a me stessa la casualità assurda della morte, in cui mi imbattevo allora per la prima volta. Da quel momento, non riuscii più a fare a meno di scrivere, o meglio di concepire la scrittura come un luogo intimo, personale, di contemplazione, di riflessione, di ricerca, in cui il tempo vorticoso della vita lascia il posto al tempo lento dell’esistenza, dove tutte le esperienze, gli incontri, le azioni, una volta ripensati, si compongono in un quadro di senso compiuto. Da quel momento la scrittura è diventata per me una passione, ma soprattutto un bisogno.

Quale messaggio ha voluto dare ai lettori?

Più che lasciare un messaggio, il romanzo Circumvesuviana vuole proporsi come spunto di riflessione e, in qualche modo, come una provocazione.

Viviamo in un secolo in cui la retorica dell’inclusione e dell’estensione dei diritti è capillare e altisonante, tanto da convincere chiunque che il cammino della civiltà abbia ormai raggiunto i suoi più alti traguardi. Ma poi c’è la realtà. E, a guardarla bene, è assai distante da questa retorica autocelebrativa. Vivere a Napoli è stato significativo per me in questo senso: Napoli è una città difficile, ma vera, che ti sbatte in faccia la realtà senza mezzi termini, che scopre le carte e, con una sincerità a volte tagliente, abbatte il formalismo di cui si nutre l’ipocrisia.

Io che venivo dal mondo ovattato della cultura accademica mi sono trovata a chiedermi a che cosa servisse la cultura se alcuni adolescenti potevano ancora finire nella mani della malavita, dove fosse l’impegno per l’inclusione nei quartieri degradati dove intere famiglie vivono alla giornata. Ho voluto riproporre al lettore le perplessità che sono affiorate in me e condividere questo scarto “tragico” tra parole e fatti che pretende una risposta e chiama in causa la responsabilità personale.

E’ già al lavoro su un nuovo progetto?

Come dicevo, scrivere per me è una passione, ma soprattutto un bisogno, dunque un’attività che mi accompagna da anni, assecondando sempre nuovi stimoli e sfide. Oltre che nella narrativa, mi sono cimentata nella scrittura teatrale, ultimando da poco una tragedia “moderna”, che mi propongo di pubblicare a breve e che si concentra sul tema controverso dell’identità umana nell’era del digitale. Si tratta di una scelta nata dalla necessità di coniugare il gusto per lo studio dei comportamenti umani con l’intento di veicolare in modo efficace un tema delicato e molto attuale; d’altronde, la scrittura teatrale si presta, per la sua stessa essenzialità, ad affrontare con rigore e lucidità problematiche di natura per lo più etica. Ho poi altri progetti aperti: un nuovo romanzo, una raccolta di pensieri e la produzione poetica, che procede parallelamente. Lavorare su più versanti e generi diversi è molto stimolante perché gli spunti spesso si intrecciano, producendo quasi spontaneamente soluzioni inedite e riflessioni sempre nuove. 

Noi di Europa Edizioni ringraziamo ancora l’autrice per averci dedicato il suo tempo e gli auguriamo di ottenere il riscontro che desidera per il suo libro e per le sue opere future.

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