Intervista a Noemi O. Pallotto, autrice di ‘La cosa’

‘La cosa’ è il romanzo di esordio di Noemi O. Pallotto pubblicato da Europa Edizioni. E’ un romanzo in cui si uniscono thriller, psicologia, comicità, mistero e un pizzico di realismo magico. L’autrice tesse le fila della vita dei due donne che non si conoscono ma finiranno per incontrarsi, spinte dal destino. Sullo sfondo ‘La cosa’…..Non è facile definirla, è un mix tra stati d’animo diversi, quali dolore, tenerezza, senso di colpa e molte altre sensazioni.

La protagonista Camel si abbandona completamente “alla volontà invisibile della cosa” e dal momento in cui entrano nella sua vita un ragazzo col cappello da cowboy e una misteriosa ragazza abituata a scomparire e riapparire, tutto sarà diverso.

Noi di Europa Edizioni abbiamo intervistato Noemi O. Pallotto per scoprire più cose su di lei, mossi dalla curiosità di sapere cosa si nasconde dietro il suo romanzo e quali siano i retroscena.

Di seguito riportiamo l’intervista a Noemi O. Pallotto riguardo a ‘La cosa’

La Cosa è il tuo romanzo d’esordio: quando hai deciso di scriverlo?

Credo tanto lo abbia deciso lui. Intorno ai venticinque anni. Quando la ripetizione di circostanze singolari, sia personali che ampiamente extra riferite, sia presenti che passate – molto indietro nel tempo,tanto da arrivare a tirare in ballo, in chiave sarcastica e umorale, l’antieroe più famoso di tutta l’umanità, Gesù Cristo – hanno cominciato ad assumere una struttura, voglio azzardare, riconoscibile, assolutamente non definita, per carità, un disegno che non vede né un inizio tantomeno una fine, ma perlomeno l’unione di alcuni puntini che a un certo punto  si sono accesi, surriscaldati, certamente un immaginario. È stato il colpo di coda a tutto quello che era stato, che attraverso me mi pareva riguardasse tutti. E allo stesso tempo metteva le radici per fare un salto, e stuzzicare il futuro: dal punto di vista personale  in un altro tipo di maturità, in ulteriori linguaggi, in luoghi altri. Dal punto di vista di una responsabilità collettiva, in un immaginario futuro vertiginosamente verosimile, che di certo ha solo le ipotesi, un’indagine fuori dalle righe se proprio, su un’ umanità a rischio. Diciamo pure che questo romanzo ha voluto iniziare quando c’è stato il bisogno di dare risposte,  per non darne nessuna. Ipotesi. Potenzialità. Tracce. Ma quello che c’era stato fino a quel momento occorreva fermarlo in qualche modo. Chissà.

Cosa significa per te scrivere?

Essere autonoma innanzi tutto. Indipendente. Da una realtà discutibile, da relazioni interumane discutibili, saper stare dentro solitudini che per un certo verso non lo sono affatto. Quindi sopravvivenza. Militanza. Intellettiva e emotiva. Stare in piedi sui propri piedi. Trovare la propria unicità, la propria presenza, andarci d’accordo. Nel caos trovare delle centrature, svolgere la matassa e trovare dei punti semplici, punti base. Decostruirli e ricostruirli ma in modo che comunichino quel che altrimenti non si sarebbe potuto comunicare. Interpretare. Rivelare. Aprire porte. Stare davanti uno specchio, nello specchio esserci tu, e luci e ombre che si susseguono, guardarle in faccia una alla volta, e parola dopo parola rivelarne un lineamento, fino a tirarne fuori un volto, un luogo, un linguaggio. Un linguaggio che crei relazione. Col visibile e l’invisibile, con e per chi legge. Quindi creare un linguaggio ancor prima di creare una storia. Credo sia il linguaggio a  fare letteratura, mentre una storia più o meno buona possono scriverla tutti, ma è come tiri fuori un fatto dal caos, come lo accendi, che fa la differenza. Scrivere è la via d’uscita. Sopravvivere al noto e l’ignoto, a me stessa, a una presunta civiltà. Possedermi, e in me stessa trovare tutti gli altri. Questo forse al momento.

Ti ispiri a un autore in particolare?

Se fosse non credo di esserne consapevole. Una varietà composita di linguaggi e tematiche è quel che mi sono ritrovata nelle dita, scrivendo nel tempo. Allora faccio alcuni nomi imprescindibili come D.F. Wallace, Murakami, J. Steinbeck, Italo Calvino, senza tralasciare un gusto per la letteratura russa, quella nordica, e l’influenza di un retroscena teatrale che abbraccia il surreale e il tragicomico.

Qual è il tuo genere letterario preferito?

Oggi potrei dire il realismo magico, ma sento di lasciare fuori molta altra roba che in questa domanda non riesco a identificare. E so anche perché. Onestamente, non credo nel genere, inevitabilmente qualsiasi storia racchiude tutti i generi. Si parla di vita e esseri umani no? Allora non vedo come potrebbe essere altrimenti, prendere una cosa e tenerne fuori un’altra, è tutto fittamente connesso, come il bene e il male. Occorre un buon occhio, un buon ascolto, una vulnerabilità fuori dal comune, per tentare di portare a galla la complessità, e accenderla. Dei maestri in questo sono gli scrittori e i registi del cinema giapponese, per esempio. Mentre a noi  piace semplificare tutto, o meglio restare in superficie, e iniziamo a attaccare etichette, che tutto deve essere immediatamente riconoscibile e fruibile. È noioso. Insignificante. Non lascia traccia. Mi ripeto, credo sia solo il linguaggio a fare la differenza.

Hai già in mente altri libri?

Sto lavorando alla seconda parte del romanzo La Cosa. Nel mentre c’è stato un cambiamento interessante, che mi ha visto dare alla luce una raccolta di racconti brevi, sperimentali, improvvisati a partire da foto di noti artisti internazionali – molti Magnum – più o meno noti, è un progetto già completo, fermo nel cassetto, al momento opportuno forse immagino verrà condiviso. Ciò che mi accompagna sempre inoltre, sono dei frammenti – in prosa, poesie in prosa, dialoghi -, li ho chiamati Notturni, ché tutto sommato è in quelle ore che bussano sempre per venir fuori, e per notturno intendo non solo le ore della notte, ma anche quelle più buie, diciamo così, quelle in cui l’essere umano fa a palla con la testa o col cuore, e non che la cosa gli piaccia.

Noi di Europa Edizioni ringraziamo Noemi O. Pallotto per la sua disponibilità a rispondere alle nostre domande e le auguriamo di avere il riscontro che desidera da parte dei lettori.

Ai lettori auguriamo di fare una piacevole lettura prima di leggere il seguito del libro, sperando che arrivi presto.

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