Intervista ad Angelica Giordano, autrice di Ultimi fiori sul davanzale

Ultimi fiori sul davanzale è il romanzo di Angelica Giordano edito da Europa Edizioni.

Il protagonista è il paziente di un ospedale psichiatrico, che si trova ricoverato da molto tempo nella struttura con la sola compagnia dei suoi demoni personali. Sospeso tra le ombre della sua mente e l’anelito a provare delle emozioni reali di cui sente la mancanza, crede di trovare il suo personale riscatto in una donna che non conosce, ma con la quale instaura un rapporto di confidenza.

La incontra per caso come una luce nel buio e attribuisce alla sconosciuta un’importanza enorme per averlo risollevato dal grigiore della sua esistenza, iniziando a lasciarsi andare a confidenze sempre più intime. Come il desiderio di fuggire dall’ospedale in cui trova da troppo tempo. Il desiderio di tornare a vivere di nuovo all’esterno, ancora nel mondo reale. Magari con lei.

C’è una verità nascosta dentro le pieghe della sua vita tormentata, una verità che potrebbe far molto male a qualcuno se venisse fuori …. Rimarrà sepolta nella sua mente o verrà alla luce con effetti dirompenti?

Angelica Giordano riesce a imprimere alla sua scrittura un ritmo sostenuto ma non serrato, alternando momenti di lucidità del personaggio ad altri di confusione e controllato delirio. La suspense si insinua quieta tra le pieghe della narrazione e iniziamo a chiederci quanto ci sia di reale, quanto di immaginario e quanto di visionario nel protagonista del romanzo.

Cenni sull’autrice

Angelica Giordano è una giovane scrittrice di 19 anni, che frequenta il liceo classico a Cuneo, la città in cui vive.

Ha una grande passione per la scrittura in particolare e per la letteratura in generale; ha iniziato a scrivere quando era alla scuola elementare e non ha mai smesso. ‘Ultimi fiori sul davanzale’ è il suo primo romanzo e ne ha già un altro in lavorazione, anche se non trascura il suo amore per l’astronomia, che sarà materia dei suoi studi universitari.

Altra grande passione della sua vita è la musica, con particolare riferimento ai vinili, infatti è stata proprio una canzone ad ispirare il titolo del suo romanzo.

Tra le cose che predilige ricorda il caffè e le pareti verdi degli ospedali, che ha anche riportato nel suo romanzo.

Noi di Europa Edizioni abbiamo avuto il piacere di intervistare l’autrice per scoprire qualcosa in più su di lei e sui retroscena legati al suo romanzo. E’ sempre interessante per i lettori capire se l’autore si è avvicinato alla scrittura per inclinazione personale o in un momento specifico della sua vita, o ancora in seguito a un evento particolare. Nel caso di questa scrittrice, la sua giovane si coniuga ad uno stile già per alcuni versi maturo e a una tematica seria, delicata, il che rende più intriganti le congetture sulla sua personalità e le pagine del suo romanzo.

Riportiamo di seguito l’intervista Ad Angelica Giordano riguardo al suo libro d’esordio ‘Ultimi fiori sul davanzale’

Come hai scelto il titolo del tuo romanzo?

Sono un’amante della musica, specialmente in vinile. Durante giornate vuote e tristi mi rifugio nel blues o nel punk rock, indagando vibrazioni convergenti o antitetiche al mio umore. In particolare, nel cercare il titolo del romanzo, sono letteralmente sprofondata nell’ascolto dei Radiohead. Last Flowers (To The Hospital) è la canzone che più mi ha tenuto la mano durante periodi di profonda fragilità. Ed ecco il titolo.

Quando hai scoperto la tua passione per la scrittura?

Ho iniziato a scrivere poesie alle scuole elementari, parlavano di natura, di stagioni e profumavano di pioggia ed erba secca.

Alla scuola media ho cominciato a scrivere canzoni, parte lirica e strumentale. È stato magico, poter unire e coniugare le parole e le note; amo buttare accordi e strimpellare una chitarra intonando qualche frase. Tuttavia, spesso parto dalla scrittura del testo. Essa è davvero mandatoria ed iniziale,fondamentale nel processo di stesura.

Al liceo ho inaugurato il mio viaggio nella narrativa. Continuo a scrivere poesie, ma spesso le affianco a racconti brevi, o a bozze di romanzi. Sono lieta di avere una formazione umanistica (vengo da un liceo classico) perché nel mio percorso ho potuto conoscere esempi, modelli e paradigmi, in termini di stile, tematiche ed idee.

Cosa ti piace leggere?

Amo i libri di stampo filosofico o di impronta scientifica. Insomma, i saggi costituiscono una parte consistente e fondamentale della mia libreria. Gradisco parecchio anche i classici, la narrativa dell’orrore e i romanzi un po’ più crudi, che però non rinuniciano a una componente riflessiva ed esistenziale (i.e. La Vegetariana, Han Kang). Anche poesie e raccolte in prosa sono interessanti, inoltre impazzisco per il teatro.

Ci sono degli autori a cui ti ispiri?

Si, mi ispiro Albert Camus prima di tutto: filosofo, scrittore, drammaturo e giornalista, lo stile di Camus e le tematiche incalzanti e universali (come quella dell’assurdo), la sua scrittura asciutta e travolgente rendono quest’autore non solo un classico della letteratura filosofica, ma un modello di vita per me.

Stai già preparando un nuovo libro dopo ‘Ultimi fiori sul davanzale’?

Al momento preferirei concentrarmi sull’opera appena uscita, sull’università (mi trasferirò presto a Londra) e su qualcosa di stabile. Uscire dal liceo è stato un momento di novità e di rivoluzione: un nuovo inizio. Intendo concentrarmi al massimo per far sì che sia l’inizio migliore possibile.

Nonostante ciò, continuo a scrivere, a leggere e a voler crescere e imparare.

Ritengo la cultura il cardine della civiltà, ciò che ci rende umani. Non riuncerò mai ad apprendere, e quindi nemmeno a scrivere.

 Noi della redazione di Europa Edizioni siamo stati felici di intervistare Angelica Giordano e di accompagnarla lungo il percorso editoriale che ha portato alla pubblicazione del suo primo romanzo ‘Ultimi fiori sul davanzale’.

Non ci rimane che ringraziare ancora l’autrice per il tempo che ci ha dedicato e per la sua disponibilità a rispondere alle nostre domande, aprendo la sua mente e il suo cuore per farne conoscere un po’ anche a noi. O meglio ‘ancora un po’ oltre a quello che ha già messo nel suo riomanzo sotto forma di ispirazione, idee, sentimenti.

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