10000 chilometri sopra i mari

Fabrizio Accorsi e 27 anni di uno straordinario viaggio sulla vela che scivola Sto ancora inseguendo un mareorizzonte sul parallelo centrale Così cantavano i Mau Mau pensando a Corto Maltese. Fabrizio Accorsi che ha salpato tanti mari quanti il marinaio di Hugo Pratt ha preferito, citando Lucio Battisti, intitolare il suo diario di viaggio “Il nostro canto libero”, che oggi siamo felicissimi di presentarvi pubblicato dalle nostre edizioni. Più di un viaggio, una vita intera all’insegna dei confine da attraversare e scavalcare, 27 anni di cammino sterrato tra deserti e oceani e volo dall’Europa all’Australia, dal Marocco al Sud Est Asiatico. Una vita che il giovane Fabrizio ventisettenne di Sarzana non avrebbe mai immaginato di intraprendere. Dalla sua Liguria partito a bordo di uno scalcinato Volkswagen, da 23 anni è al timone di Beguine, la sua barca a vela che, se non ricorderà le pagode di Pratt o Salgari, gli ha permesso di solcare gli stessi mari dei loro eroi di carta. Un “viaggio a tempo indeterminato”, come l’autore stesso lo definisce, che, ancora oggi, sembra non volersi arrestare. E per quale motivo? Era il 1975 e il nostro autore fresco di laurea decide di partire dalla sua Sarzana. Ad accompagnarlo una donna conosciuta appena tre mesi prima, Patrizia, che da allora non lo ha mai lasciato solo nelle sue peregrinazioni attorno al mondo. Questi primi 27 anni di viaggio sono raccontati ne “Il nostro canto libero”, la storia di un moderno Simbad ligure, degli orizzonti che ha superato, dei veicoli che gli hanno permesso di attraversare deserti petrosi e sabbiosi, raggiungere l’India misteriosa e mistica e poi, abbandonate le quattro ruote, lasciarsi trascinare dalla vela del Beguine. 32 storie a comporre i rispettivi capitoli di questo volume, in cui il lettore ripercorrerà le tappe più inconsuete del lungo cammino di Fabrizio Accorsi: la genesi del viaggio, le tante difficoltà incrociate e scampate, il mondo che cambia dalla metà degli anni ’70 ad oggi. Un’antologia di ricordi sognanti e ironici in un diario che non smette mai di stupire tra incontri stravaganti che hanno visto il nostro autore barcamenarsi tra santoni, scrittori greci e persino un cane “canterino”, il labrador Andrea. Cosa rimane a questo viaggiatore d’altri tempi, dopo tanta fatica per terra e per mare. Quale segreto ha trovato dopo tanto vagabondare? “Considerare il viaggio in sé più importante della destinazione è la mia rivalutazione del concetto di viaggio. Sta qui il segreto”. “Il nostro canto libero” è, per noi lettori pantofolai, il racconto romantico di una vita in un continuo e appassionato movimento che ci riscuote dalla nostra sonnecchiante pigrizia e magari ci invoglierà ad imbracciare zaino e borraccia e partire finalmente all’avventura. Mi raccomando, cari lettori, prima di prenotare i vostri biglietti passate però in libreria e cercate “il mio canto libero” di Fabrizio Accorsi, vi servirà!

 

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